ASSESSORATO DELLA SANITA'
DECRETO 28 aprile 1999.

REGIONE SICILIA
Attuazione nella Regione siciliana delle linee guida per la gestione delle camere iperbariche e protocolli diagnostici e terapeutici per l'uso dell'ossigenoterapia iperbarica.

Visto lo Statuto della Regione;
Vista la legge regionale 3 novembre 1993, n. 30; 

Vista la legge regionale n. 33/94;
Vista la legge regionale n. 34/95;

Visto il decreto legislativo n. 502/92, così come modificato dal decreto legislativo n. 517/93;

Viste le circolari assessoriali: n. 385 del 6 agosto 1987 "Adeguamento delle normative di sicurezza degli impianti iperbarici"; n. 633 del 9 marzo 1992 "Norme relative alla rete iperbarica regionale"; n. 825 del 7 agosto 1998 "Circolare assessoriale n. 633/92 - Normative relative alla rete iperbarica regionale - Precisazioni";

 

Vista la comunicazione prot. n. DPS.VI/4.6/844 del 23 dicembre 1997, con la quale il Ministero della sanità informava che il Consiglio superiore di sanità aveva individuato le indicazioni per le quali esistevano evidenze scientifiche conclusive per l'ossigenoterapia iperbarica (OTI), facendo presente che solo per tali indicazioni l'onere della prestazione poteva essere posto a carico del servizio sanitario nazionale;

 

Viste le linee guide dell'ISPESL emanate dal Ministero della sanità con nota prot. n. DPS.VI/4.6/655 del 7 agosto 1998 "La gestione delle camere iperbariche multiposto in ambiente clinico";

 

Visto il documento del Consiglio superiore di sanità dal titolo "Protocolli diagnostici e terapeutici per l'uso dell'ossigenoterapia iperbarica (OTI)", 

divulgato dal Ministero della sanità con nota circolare prot. n. DPS.VI/4.6/50 del 21 gennaio 1999, con il quale sono state ampliate su base sperimentale le indicazioni terapeutiche per l'ossigenoterapia iperbarica e definiti i protocolli diagnostici e terapeutici miranti a valutare la reale efficacia della OTI in tali patologie;

 

Preso atto che il Ministero della sanità con la circolare sopra esplicitata ha fatto presente che l'onere delle prestazioni erogate può essere posto a carico del servizio sanitario nazionale solo se le stesse vengono fornite nell'ambito dei predetti protocolli e che il periodo di sperimentazione dei protocolli è di due anni;

 

Ritenuto di dover conferire certezze notiziali alle citate indicazioni ministeriali;

 

Ritenuto, conseguentemente, di dover procedere all'emanazione formale delle stesse;

 

Decreta:

 

Art. 1

Per i motivi indicati in premessa, trovano attuazione nella Regione siciliana le linee guide ISPESL "La gestione delle camere iperbariche multiposto in ambiente clinico" e il documento del Consiglio superiore di sanità "Protocolli diagnostici e terapeutici per l'uso dell'ossigenoterapia iperbarica", che fanno parte integrante del presente decreto.

 

Art. 2

I centri iperbarici della Regione, nel trattamento delle patologie ammesse, dovranno attenersi alle procedure operative previste dai protocolli diagnostici 

e terapeutici nonché provvedere alla compilazione delle schede statistiche di rilevazione allegate al documento del Consiglio superiore di sanità e all'invio delle stesse al Ministero della sanità.

 

Art. 3

Nella Regione siciliana i responsabili dei centri iperbarici pubblici sono i dirigenti di II livello preposti ai servizi di anestesia e rianimazione. I responsabili dei centri iperbarici privati dovranno essere in possesso della specializzazione in anestesia e rianimazione o in medicina iperbarica.

 

Art. 4

Il presente decreto sarà trasmesso alla Corte dei conti e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.

Palermo, 28 aprile 1999.

SANZARELLO 

 

Registrato alla Corte dei conti, Sezione controllo per la Regione siciliana, addì 24 maggio 1999.

Reg. n. 1, Assessorato della sanità, fg. n. 7.

 

Allegati

 

LA GESTIONE IN SICUREZZA DELLE CAMERE IPERBARICHE MULTIPOSTO IN AMBIENTE CLINICO

Linee guida ISPESL

 

1 - CAMPO DI APPLICAZIONE

2 - VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Il datore di lavoro, nell'ambito della valutazione del rischio di cui all'art. 4, comma 1 del decreto legislativo n. 626/94, individua le misure di sicurezza per le camere iperbariche tenendo conto anche delle informazioni e dei dati rilevabili ai fini dell'individuazione dei rischi connessi alla peculiarità dell'installazione e dell'utilizzo della camera iperbarica.

 

3 - MISURE DI SICUREZZA

Nei capitoli seguenti sono descritte misure di sicurezza per la gestione degli impianti iperbarici, che devono comunque essere valutate ed eventualmente integrate dai datori di lavoro gestori di impianti iperbarici, in fase di valutazione dei rischi.

 

4 - LOCALI DESTINATI ALLA INSTALLAZIONE DELLE CAMERE IPERBARICHE

Nel presente capitolo sono descritte le misure di sicurezza riguardanti i locali destinati al contenimento ed al funzionamento delle camere iperbariche.

7 - SISTEMI DA INSTALLARE IN UNA CAMERA IPERBARICA

Nel presente capitolo vengono esaminati i seguenti impianti e sistemi necessari per il funzionamento in sicurezza delle camere iperbariche:

- impianto elettrico;

- sistemi di circolazione dei flussi gassosi;

- sistema antincendio.

7.1 - Impianto elettrico Nel presente capitolo sono descritte le misure di sicurezza relative agli impianti elettrici, alle apparecchiature elettriche ed ai pericoli derivanti da strumentazioni elettriche.

Le prescrizioni relative all'impianto elettrico si basano sul presupposto che all'interno delle camere iperbariche multiposto non devono aversi concentrazioni di ossigeno nell'aria superiori al 23,5% sia in funzionamento normale che in funzionamento anormale ragionevolmente prevedibile.

L'individuazione delle caratteristiche degli impianti elettrici è stata fatta ipotizzando la presenza di tre barriere fra l'esercizio delle camere in condizioni di sicurezza e la situazione di pericolo.

Le tre barriere ipotizzate sono:

- l'erogazione di ossigeno attraverso dispositivi funzionanti solo in presenza di un paziente;

- il monitoraggio continuo della percentuale di ossigeno al l'interno della camera;

- la realizzazione di impianti elettrici, all'interno della camera, in esecuzioni a sicurezza intrinseca.

In casi particolari è possibile usare soluzioni alternative alle singole barriere indicate purché vengano comunque garantite uguali condizioni di sicurezza assicurate dalle tre barriere.

L'abbattimento di due barriere deve provocare il blocco e la messa in sicurezza dell'impianto.

 

7.1.2 - PROGETTAZIONE E COMPONENTI

L'impianto elettrico deve essere realizzato a regola d'arte. Gli impianti 

realizzati secondo le indicazioni della norma CEI 64-4 "impianti elettrici nei 

locali adibiti ad uso medico", per i locali di terapia intensiva, della norma 

CEI 64-8 "impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 

1.000 V in corrente alternata e a 1.500 V in corrente continua", per gli 

ambienti a maggior rischio in caso di incendio, ed alla norma CEI 64-2 "impianti 

elettrici nei luoghi con pericolo di esplosione" con le modifiche apportate in 

questo capitolo, si considerano eseguiti a regola d'arte. Le disposizioni di 

questo capitolo non sono esaustive per tutte le situazioni di rischio; in 

particolare per situazioni di rischio non usuali devono essere ricercate 

specifiche disposizioni in materia.

Tutti i componenti devono essere realizzati a regola d'arte. I componenti 

realizzati secondo le specifiche norme CEI si considerano realizzati a regola 

d'arte.

 

7.1.3 - IMPIANTO DI ILLUMINAZIONE

 

7.1.3.1 - Installazione

Gli impianti e gli apparecchi d'illuminazione, ad eccezione di quanto riportato 

agli articoli 7.1.3.2 e 7.1.3.3, devono essere installati all'esterno delle 

camere e devono essere posizionati in maniera da illuminare l'interno delle 

camere attraverso opportuni oblò o mezzi di trasporto della luce (ad esempio 

fibre ottiche). I componenti degli oblò devono:

- essere conformati in maniera da non subire deterioramenti o rotture provocati 

dalle sollecitazioni meccaniche e termiche causate dalle lampade;

- non raggiungere temperature tali da innescare possibili incendi all'interno 

della camera.

I mezzi di trasmissione della luce devono:

- essere adatti alle connessioni realizzate in fibra ottica o sistemi 

equivalenti;

- avere guarnizioni che consentano la dilatazione termica delle giunzioni e che 

siano affidabili in relazione alla temperatura, alla pressione ed al tipo di 

gas. Le guarnizioni ad anello devono essere posizionate, per esempio, 

all'interno di opportune sedi, così da impedire la loro rottura o il loro 

deterioramento; le guarnizioni possono anche essere realizzate con il 

funzionamento a doppia battuta, per sostenere le dilatazioni termiche e la 

pressione interna.

 

7.1.3.2 - Apparecchi d'illuminazione interni

E' consentito installare apparecchi d'illuminazione interni purché:

- siano di tipo chiuso, e pressurizzato con circolazione di aria pulita o gas 

inerte ad una pressione di almeno 0,25 kPa superiore alla massima pressione di 

esercizio della camera. Essi, inoltre, devono essere muniti di dispositivi di 

controllo della pressione e della temperatura che intervengano nel caso in cui 

la pressione scenda al di sotto di 0,25 kPa o la temperatura superi 60°C;

- gli alimentatori e gli altri accessori, nel caso si usino lampade 

fluorescenti, siano posizionati fuori della camera in appositi contenitori 

opportunamente ventilati;

- i componenti elettrici dell'impianto fisso d'illuminazione siano in grado di 

resistere ad una pressione di esercizio pari ad 1,5 volte la pressione massima 

di esercizio della camera. Le lampade elettriche portatili devono essere 

rispondenti alle prescrizioni riportate al punto 7.1.6.

 

7.1.3.3 - Illuminazione di sicurezza

Le camere dotate di apparecchi d'illuminazione interni (rif. 7.1.3.2) devono 

essere dotate di impianto d'illuminazione di sicurezza esterna ad attivazione 

automatica (rif. 7.1.5.1).

 

7.1.4 - IMPIANTI DI SERVIZIO

 

7.1.4.1 - Alimentazione elettrica

Le condutture di alimentazione della camera non devono attraversare altri luoghi 

a maggior rischio in caso di incendio o devono essere realizzate in maniera da 

resistere all'incendio per il tempo necessario alla messa in sicurezza della 

camera. Tale protezione deve essere garantita anche nel caso d'incendio che si 

sviluppi in prossimità della camera mentre essa è in funzione.

 

7.1.4.2 - Apparecchiature elettriche

I quadri, gli interruttori, i fusibili, i contatori, i trasformatori, i 

reattori, ecc., necessari per il funzionamento degli impianti elettrici fissi 

devono essere posizionati fuori dalla camera iperbarica.

Si raccomanda vivamente di non installare motori elettrici all'interno delle 

camere.

Quando risulta assolutamente indispensabile installare motori elettrici 

all'interno delle camere essi devono essere pressurizzati con aria o gas inerte 

(rif. 7.1.3.2) o devono essere dotati di equivalenti sistemi di sicurezza.

 

7.1.4.3 - Sistemi di controllo e comando

Tutte le apparecchiature elettriche ed i dispositivi di controllo e comando 

devono essere posizionati all'esterno della camera nelle sue immediate 

vicinanze. I sistemi elettrici per il controllo dei parametri ambientali 

utilizzanti sensori o trasduttori, installati all'interno della camera o a 

contatto diretto con la sua atmosfera, devono essere a sicurezza intrinseca di 

categoria "ia", gruppo IIC e classe della temperatura T5 come definito dalle 

relative norme CEI.

 

7.1.4.4 - Presenza di ossigeno

I quadri ed i banchi di comando e gli altri dispositivi al cui interno sono 

contemporaneamente ubicati condutture di ossigeno e componenti elettrici devono 

essere permanentemente ventilati o monitorati al fine di evitare o evidenziare 

la presenza di concentrazioni pericolose di ossigeno al loro interno quando i 

componenti elettrici sono in tensione.

 

7.1.4.5 - Prese a spina ad installazione fissa

E' vietato installare prese a spina all'interno delle camere. Qualora la loro 

installazione risulti indispensabile esse devono essere di tipo interbloccato ed 

in esecuzione di sicurezza contro le esplosioni (ex), gruppo II, sottogruppo 

B+H2 quando previsto dall'esecuzione di sicurezza scelta, classe di temperature 

T5.

 

7.1.4.6 - Grado di protezione degli involucri

Le apparecchiature elettriche interne alla camera devono essere protette dalla 

penetrazione dell'acqua (grado di protezione non inferiore a IP X5 secondo la 

norma CEI 70-1). La protezione deve essere mantenuta fino a quando la camera non 

viene decompressa.

 

7.1.5- SISTEMI DI SICUREZZA

 

7.1.5.1 - Alimentazione

Tutte le camere iperbariche predisposte per la cura di persone devono essere 

dotate oltre che di alimentazione ordinaria anche di alimentazione di sicurezza. 

Le camere iperbariche ubicate negli ospedali possono essere connesse 

all'impianto di sicurezza dell'ospedale. Il tempo di intervento della sorgente 

di sicurezza deve essere non superiore a 15 s. L'autonomia della sorgente deve 

essere tale da far funzionare in sicurezza o da mettere in sicurezza la camera.

Quando necessario, per ciascun circuito deve essere predisposto un sistema 

ritardato manuale o automatico di rialimentazione al fine di evitare un 

sovraccarico transitorio eccessivo della sorgente di sicurezza nella fase di 

ripresa dell'energia.

 

7.1.5.2 - Circuiti di sicurezza

Tutte le apparecchiature elettriche che supportano funzioni vitali devono essere 

connesse con l'impianto elettrico di sicurezza. Esempi non esaustivi di 

apparecchiature vitali sono:

a) prese a spina ubicate all'interno delle camere;

b) impianto di illuminazione di sicurezza;

c) sistemi di comunicazione e sorveglianza;

d) impianti di allarme e segnalazione;

e) impianto antincendio. Le pompe (se installate) devono essere alimentate 

tramite circuito separato dedicato;

f) dispositivi di comando per la pressurizzazione e depressurizzazione della 

camera, se questi sistemi risultano automatizzati.

 

7.1.5.3 - Controllo dell'atmosfera della camera

Tutte le apparecchiature elettriche, compresi gli ausiliari, necessarie per il 

controllo dell'atmosfera della camera devono essere collegate a regola d'arte 

all'impianto di sicurezza (generatore di emergenza).

Quando la riserva d'aria è in grado di mantenere la pressione e la ventilazione 

dentro la camera, e le camere sono provviste di stoccaggio di aria ad alta 

pressione di sufficiente capacità volumetrica per una sua veloce 

pressurizzazione, non è necessaria una seconda sorgente di energia per 

assicurare ai pazienti nella camera un'adeguata ventilazione e proteggerli da 

una rapida decompressione.

 

7.1.5.4 - Continuità di esercizio

I sistemi di controllo e di allarme devono essere progettati in maniera che non 

possano manifestarsi condizioni di pericolo (per esempio la perdita del 

controllo della pressione, allarmi spuri, ecc.) nelle fasi di mancanza di 

energia elettrica o nella fase del suo ripristino.

 

7.1.6 - APPARECCHI PORTATILI

Le apparecchiature elettriche ed elettroniche, comprese quelle alimentate a 

batteria, devono essere costruite a regola d'arte e rispondere ad almeno uno dei 

seguenti requisiti:

- essere costruite a sicurezza intrinseca (categoria "ia", gruppo IIC, classe 

della temperatura T5); oppure

- essere di tipo pressurizzato in aria o gas inerte (rif. anche 7.1.4. l); 

oppure

- essere del tipo ermeticamente sigillato riempito con gas inerte e progettate 

per essere automaticamente sezionate elettricamente quando la temperatura 

interna della lampada supera i 120°C o quando la pressione interna subisce 

variazioni superiori al 10% della pressione iniziale.

Qualora debbano essere utilizzati apparecchi elettromedicali non realizzati a 

sicurezza intrinseca, il loro uso può essere ammesso soltanto se la camera è 

munita di efficienti segnalatori della percentuale d'ossigeno che, in caso di 

aumento dell'ossigeno di oltre il 23,5%, interrompono automaticamente 

l'alimentatore dell'ossigeno e immettono aria nei circuiti dell'ossigeno stesso; 

inoltre deve essere in funzione il "lavaggio" dell'aria ambiente, cioè un 

drenaggio continuo dell'aria che viene sostituita continuamente da aria 

controllata.

 

7.1.7 - RISCHIO DI ESPLOSIONE

Deve essere impedita la presenza d'ossigeno in concentrazione superiore al 

23,5%.

Nessun componente installato o usato all'interno della camera deve presentare 

rischi d'esplosione o implosione.

 

7.1.8 - PROTEZIONE CONTRO I CONTATTI INDIRETTI

La camera deve essere collegata al nodo equipotenziale e la resistenza di 

collegamento deve essere non superiore a 0,15 ž. Ai fini della protezione contro 

i contatti indiretti e dell'equipotenzializzazione del potenziale la camera deve 

essere fornita di tutti i dispositivi previsti per i locali di terapia intensiva 

dalla norma CEI 64-4.

 

7.1.9 - IMPIANTO DI COMUNICAZIONE E SORVEGLIANZA

 

7.1.9.1 Ogni camera iperbarica deve essere dotata di un sistema di 

comunicazione e sorveglianza che consenta il suo corretto esercizio. L'impianto 

deve essere realizzato a regola d'arte con componenti anch'essi realizzati a 

regola d'arte.

 

7.1.9.2 Le apparecchiature di comando, gli amplificatori di potenza, i 

trasformatori di uscita, i monitors, ecc. connessi con i sistemi di 

comunicazioni e monitoraggio devono essere installati all'esterno della camera o 

rispondere alle indicazioni riportate al punto 7.1.3.2.

 

7.1.9.3 I trasduttori, i sensori e le apparecchiature di comunicazione 

posizionati all'interno delle camere devono rispondere a quanto indicato al 

punto 7.1.4.3.

 

7.1.10 - CARICHE ELETTROSTATICHE

 

7.1.10.1 Al fine di evitare accumulo pericoloso di cariche elettrostatiche il 

pavimento deve essere realizzato con materiale la cui resistenza di isolamento 

sia al di sotto dei limiti di seguito riportati:

- 1 M ž per misure effettuate su pavimenti di nuova installazione;

- 100 M ž successivamente al primo anno dall'installazione del pavimento.

 

7.1.10.2 Tutti i mobili devono essere metallici o in altro materiale 

elettricamente conduttore. Le superfici sulle quali possono essere posti oggetti 

spostabili devono essere senza vernici, lacche o pellicole isolanti. Tutti i 

pezzi in gomma devono essere in gomma antistatica o di un materiale equivalente. 

Parti in gomma dura, resine sintetiche o di qualsiasi materiale plastico non 

conduttore di elettricità non devono essere usati su alcun apparecchio a meno 

che non siano necessari come isolanti elettrici.

 

7.1.10.3 L'umidità relativa dell'aria deve essere non inferiore al 70%.

Gli strumenti di controllo dell'umidità relativa devono avere una tolleranza di 

misurazione non superiore al 5% del valore di fondo scala.

 

7.2 - Sistemi di circolazione dei flussi gassosi e climatizzazione dellacamera

Nel presente capitolo sono indicate e descritte le misure di sicurezza relative 

ai sistemi necessari per il funzionamento di una camera iperbarica e le 

condizioni climatiche e di benessere dell'ambiente interno.

 

7.2.1 - IMPIANTO DI PRODUZIONE E STOCCAGGIO DELL'ARIA COMPRESSA

L'aria compressa è il gas col quale deve sempre essere alimentata una camera 

iperbarica per raggiungere la pressione del trattamento iperbarico.

L'aria compressa può essere prodotta in due modi principali:

- aria sintetica ad alta pressione;

- aria naturale depurata e compressa.

 

7.2.1.1 L'aria sintetica essendo ottenuta dalla miscelazione di azoto ed 

ossigeno allo stato gassoso nel rapporto 21% O2 e 79% N, è quella che dà le 

maggiori garanzie di affidabilità, poiché non contiene inquinanti né umidità.

 

7.2.1.2 L'aria compressa generata dai compressori deve corrispondere agli 

standard per l'aria respirabile, che sono di seguito riportati:

Norme DIN 3188

- ossigeno atmosferico; 

- CO2 1.000 ppm; 

- CO 50 ppm; 

- olio 0.3 mg/m3; 

- acqua 50 mg/m3; 

- impurità solide: assenti. 

L'aria compressa prodotta dai vari tipi di compressore, ad alta o bassa 

pressione, a pistoni, rotativi, ecc.deve essere altamente filtrata per ottenere 

i valori richiesti dalle norme. Si consiglia di utilizzare sempre i compressori 

"Oil-free" del tipo a membrana perché forniscono aria esente da idrocarburi.

Per il funzionamento della camera iperbarica deve essere garantita una riserva 

d'aria sufficiente a pressurizzare la camera stessa fino alla sua massima 

pressione di esercizio, con una velocità di compressione non superiore a 0,98 

bar/min (corrispondente a dieci metri di altezza di colonna d'acqua al minuto) e 

provvedere alla ventilazione della camera iperbarica con un flusso di 20 l/min 

per persona per atmosfera, per la durata minima di 300 minuti, considerando il 

numero massimo di occupanti previsto dalla capienza della camera stessa, e 

comunque adeguata a quanto previsto dai protocolli terapeutici da utilizzare; 

oppure la camera iperbarica deve avere il supporto di un compressore ausiliario 

in grado di soddisfare l'esigenza della camera con una erogazione continua di 

aria pari a 20 l/min per persona, per il numero di persone e per la pressione di 

esercizio espressa in bar, ed aumentata del 50% (*).

 

 

(*) Nota: erogazione = 20 l/min x n. persone x n. bar x 1,5.

Inoltre esso deve essere autonomo, come fonte di energia primaria, dall'altro 

compressore.

Il deposito dell'aria compressa rientra nella normativa per il "deposito di 

sostanze che presentano pericolo di scoppio od incendio" (D.M. 16 febbraio 1982, 

Gazzetta Ufficiale n.98 del 9 aprile 1982 e C.M.I. n. 6 del 16 gennaio 1944).

L'aria compressa deve essere analizzata, prelevando un campioneal suo ingresso 

in camera iperbarica almeno una volta alla settimana. Se i dati rilevati sono 

fuori dalla norma, andranno eseguite tutte le manutenzioni necessari e fino al 

ristabilimento dei dati standard.

 

7.2.2 - IMPIANTO DISTRIBUZIONE E CONDIZIONAMENTODELL'ARIA COMPRESSA

Se il sistema di produzione e stoccaggio dell'aria compressa è del tipo ad alta 

pressione, l'aria compressa prima di essere inviata alla camera iperbarica dovrà 

anche essere ridotta di pressione.

La riduzione di pressione deve essere effettuata in modo tale chele valvole 

riduttrici di pressione abbiano una portata sufficiente a soddisfare la 

necessaria velocità di compressione della camera iperbarica.

Le tubazioni di trasferimento e distribuzione dell'aria compressa devono 

Essere realizzate in rame o acciaio inox per evitare la formazione di ruggine 

all'interno delle condotte.

Devono essere evitate le tubazioni in materiale plastico (scarico) anche se 

conduttivo, in quanto possono generare scariche elettrostatiche anche di 

notevole potenza.

L'aria compressa che arriva nella camera iperbarica, anche se nelle migliori 

condizioni fisico-chimiche (purezza, umidità, temperatura), all'interno della 

camera iperbarica si deteriora rapidamente sia per le azioni meccaniche 

(compressione e decompressione), che per la presenza delle persone (odori, 

traspirazione, respirazione).Per poter quindi mantenere l'interno della camera 

iperbarica in condizioni ottimali è necessario condizionare il microclima 

interno.

Detta operazione viene effettuata facendo passare l'aria compressa, attraverso 

una macchina esterna, appositamente costruita, che provvede al filtraggio e 

condizionamento del microclima sui valori desiderati.

Detti sistemi debbono essere attivati alcune ore prima dell'impiego delle camere 

iperbariche per permettere loro di andare a regime.

 

7.2.3 - IMPIANTO DI STOCCAGGIO E DISTRIBUZIONE DELL'OSSIGENO ED ALTRI GAS 

RESPIRATORI

L'ossigeno necessario per le terapie iperbariche è contenuto in bombole ad alta 

pressione (200 bar), assemblate in insiemi da 10/20 unità, o in batterie con 

collettori di raccordo, oppure in serbatoi allo stato liquido, ed in questo 

caso, quando viene gassificato, la sua pressione è intorno agli 8/9 bar. In 

entrambi i casi esistono norme specifiche per la sistemazione in sicurezza di 

questi depositi di ossigeno.

Nel caso in cui si abbia uno stoccaggio con contenitori, esso dovrà essere 

costituito ed installato con le modalità contenute nelle predette norme.

Dallo stoccaggio l'ossigeno dovrà essere ridotto di pressione con apposito 

riduttore di pressione per ossigeno e convogliato con una tubazione in rame 

oppure in tungum, raccordata con raccordi in bronzo od ottone fino al quadro di 

comando della camera iperbarica.

La tubazione, in funzione della sua lunghezza, deve avere un diametro adeguato e 

dovrà correre in modo sicuro (canaline o solido staffaggio), senza attraversare 

locali in cui una eventuale perdita di ossigeno potrebbe essere pericolosa 

(centrali elettriche, cucine, garage, etc.).

La tubazione dovrà essere colorata con il colore bianco, identificativo 

dell'ossigeno.

Le valvole nel circuito dell'ossigeno debbono essere tassativamente del tipo a 

volantino per l'alta pressione .Al di sotto dei 10 bar si ammettono anche le 

valvole a sfera, purché vengano maneggiate con accortezza. Tutti i componenti 

del circuito dell'ossigeno debbono essere perfettamente puliti e sgrassati dopo 

l'installazione; quelle parti mobili che necessitano di lubrificazione dovranno 

essere lubrificate con grassi compatibili con l'ossigeno (tipo fomblin, ecc.).

Nelle camere iperbariche di nuova costruzione l'ossigeno deve essere distribuito 

ai vari punti di utilizzo con tubazioni e reti di derivazione che debbono essere 

disposte all'esterno della camera iperbarica in modo che all'interno ci sia il 

solo punto di attacco del sistema di respirazione, e non tutta la rete.

I pazienti respirano l'ossigeno attraverso un dispositivo chiamato erogatore a 

domanda che ha la funzione di far arrivare il gas alla maschera con la stessa 

pressione alla quale si trova il paziente e solamente per il tempo che viene 

richiesto.

Altri sistemi di respirazione sono l'inalazione diretta e continua con 

dispositivo oro-nasale, oppure i caschi. Questi due sistemi, che vengono usati 

con i pazienti che non possono usare le maschere a domanda, hanno il grave 

problema di far aumentare più facilmente la percentuale dell'ossigeno in camera, 

per effetto dell'erogazione continua.

Si sconsiglia vivamente l'uso di tali sistemi.

Nel caso che sia assolutamente indispensabile utilizzarli dovranno essere prese 

le seguenti precauzioni:

- non più di un paziente potrà usare un inalatore a flusso continuo;

- dovrà essere aumentata la ventilazione della camera per mantenere la 

percentuale dell'ossigeno al 23,5%;

- dovrà essere analizzata e controllata costantemente la percentuale di 

ossigeno con eventuali allarmi predisposti sul valore di 23% di ossigeno;

- dovrà essere garantita la massima attenzione in tutte le manovre di carico e 

scarico della pressione della camera iperbarica;

- dovrà essere assicurata la massima allerta di tutti i sistemi di sicurezza.

Quando i pazienti respirano l'ossigeno in maschera, la loro espirazione avviene 

attraverso un sistema che convoglia l'espirato all'esterno della camera. Questo 

permette un più facile controllo della percentuale di ossigeno nella camera 

iperbarica e minori rischi d'incendio.

Le tubazioni di scarico dell'ossigeno espirato sia con erogatore rovesciato 

(Deverseur), sia con il sistema a depressione (Venturi), devono terminare in un 

luogo aperto e ben ventilato, lontano da fiamme libere o possibili cause di 

ignizione (lancio di mozziconi di sigarette, scintille provocate da tagli con 

smerigli, saldature, etc.).

Eventuali altri gas respiratori quali miscele nitrox o heliox ed altre, vanno 

trattate come l'ossigeno.

7.2.4 L'aria all'interno della camera iperbarica deve essere condizionata in 

modo da assicurare la temperatura ambiente di 20÷24°C durante il trattamento 

terapeutico a pressione costante, con valore dell'umidità relativa all'interno 

dei valori della "curva del benessere".

7.2.5 In fase di innalzamento della pressione nella camera la temperatura 

ambiente non deve superare i29°C, mentre in fase di diminuzione della pressione 

fino a quella atmosferica la temperatura non deve scendere al di sotto dei 19°C. 

Questi valori devono poter essere controllati, gestiti e regolati dal quadro di 

controllo e comando.

7.2.6 L'immissione dell'aria nell'ambiente iperbarico deve avvenire tramite 

bocchelli muniti di opportuni silenziatori; l'arredamento deve essere in grado 

di attutire gli echi ed i colori delle pareti devono essere chiari; i pazienti 

devono anche poter guardare fuori dalla camera attraverso opportuni oblò.

7.2.7 Durante la permanenza dei pazienti in camera iperbarica è consigliabile 

che venga effettuato con continuità il cosiddetto "lavaggio", cioè un continuo 

drenaggio dell'aria della camera (che potrebbe arricchirsi di ossigeno, di CO2 e 

di altre impurità) con immissione di altra aria pulita e controllata.

7.3 - Impianto antincendio

Nel presente capitolo sono indicate e descritte le misure di sicurezza, relative 

agli impianti del sistema antincendio da installare, per una camera iperbarica.

Devono comunque essere previsti due sistemi antincendio autonomi, uno per 

l'interno della camera ed uno per il locale che contiene quest'ultima (vedere 

anche il capitolo 4).

A causa della gravità delle conseguenze di un incendio all'interno della camera, 

deve essere presa ogni possibile precauzione per evitare che tale evenienza si 

possa manifestare; se tale evento si verifica, deve essere presente un sistema 

antincendio efficace che deve intervenire nei tempi e modi più opportuni.

In presenza di un comburente (ossigeno) un materiale combustibile si accende se 

si verifica una causa di accensione, cioè un fenomeno fisico che sprigiona 

energia sufficiente ad accendere il materiale. L'energia sufficiente, a parità 

di materiale, è tanto più bassa quanto più elevata è la pressione e/o la 

concentrazione del comburente presente.

Le cause di accensione possono essere molteplici; le più frequenti e conosciute 

sono: arco elettrico, scarica elettrostatica, scintilla meccanica o elettrica, 

fiamma libera, corpo surriscaldato.

Il sistema antincendio destinato alle camere iperbariche terapeutiche deve 

prevedere una fase di "prevenzione passiva" ed una fase di "protezione attiva".

7.3.1 - PREVENZIONE PASSIVA

La prevenzione passiva è intesa come quella sicurezza che è tale perché già 

insita e non deve essere attivata; questo tipo di prevenzione riguarda i locali 

d'installazione, i materiali di costruzione, gli allestimenti e gli arredi, gli 

impianti di servizio.

Le misure necessarie per questo tipo di prevenzione passiva sono state descritte 

nei capitoli precedenti.

7.3.2 - PROTEZIONE ATTIVA

La protezione attiva nell'ambito della sicurezza antincendio si realizza 

mediante i seguenti punti fondamentali:

- procedure d'impiego e piano d'emergenza;

- presenza di un medico od infermiere professionale all'interno della camera 

iperbarica quando ciò è previsto (rif. capitolo 13);

- conduzione esterna da parte di operatore tecnico con specifica preparazione;

- addestramento del personale addetto ed istruzione dei pazienti;

- controllo dei pazienti all'ingresso in camera iperbarica e-eventualmente 

anche con "metal detector", e dei loro indumenti che devono essere idonei ed 

antistatici (rif. capitolo 11);

- impianto antincendio.

Le misure necessarie per i punti citati sono descritte nei capitoli successivi 

di questo documento; l'impianto antincendio viene trattato di seguito.

7.3.3 - IMPIANTO ANTINCENDIO

In ogni camera iperbarica terapeutica multiposto e plurilocale deve essere 

previsto un impianto antincendio ad acqua pressurizzata per ogni compartimento 

interno. La sua efficienza dovrà essere controllata ogni volta che viene 

impiegata la camera iperbarica per una terapia; una volta al mese se ne dovrà 

verificare l'efficienza reale; una volta ogni sei mesi dovrà essere controllato 

lo stato di affidabilità dei singoli componenti; ogni anno dovrà essere riveduto 

tutto il sistema.

Dette verifiche dovranno essere registrate su apposito registro di controllo e 

manutenzione degli impianti.

7.3.3.1 L'impianto antincendio nelle camere di nuova costruzione deve essere 

dotato di due o più rilevatori di fiamma idonei all'interno di ogni 

compartimento della camera iperbarica, che segnalino entro un secondo (l'allarme 

deve scattare tramite un doppio consenso di almeno due rilevatori per evitare 

falsi allarmi) la presenza di fiamma all'interno della camera iperbarica con un 

allarme sonoro e visivo sul quadro di controllo dell'operatore.

Per le camere iperbariche già esistenti l'impianto antincendio può essere dotato 

di una procedura alternativa che garantisca comunque la medesima sicurezza ed i 

medesimi tempi di risposta.

L'operatore, accertato che si tratta di un allarme reale, deve azionare il 

comando manuale antincendio che dovrà:

- entro tre secondi far arrivare l'acqua nebulizzata agli ugelli diffusori 

(sprinklers), distribuiti lungo le pareti in modo da far arrivare l'acqua 

ovunque;

- immettere automaticamente nel circuito dell'ossigeno aria sintetica in luogo 

dell'ossigeno stesso;

- attivare un allarme al centralino telefonico della struttura ove viene 

effettuata la terapia iperbarica, che dovrà immediatamente avvisare i VV.F. e le 

autorità previste dal piano di emergenza.

Dopo che è scattato l'allarme tale sistema deve comunque partire automaticamente 

entro tre secondi.

7.3.3.2 Il sistema di erogazione dell'acqua all'interno della camera iperbarica 

deve essere alimentato da un serbatoio di acqua di capacità idonea in relazione 

alle dimensioni dell'impianto e pressurizzato ad una pressione superiore di 

almeno 3. 5 bar alla massima pressione di esercizio; esso deve essere inoltre in 

grado di rispettare quanto previsto nel paragrafo 7.3.3.1 e di garantire la 

portata e la durata dell'erogazione richieste al paragrafo 7.3.3.4.

7.3.3.3 Un secondo sistema con idrante a manichetta (Naspo) deve essere 

presente in ogni compartimento della camera iperbarica e deve essere alimentato 

con una tubazione totalmente indipendente da quella del sistema a pioggia; in 

alternativa al Naspo si può avere un idoneo estintore iperbarico ad acqua 

pressurizzata. Il loro impiego non deve sostituire nemmeno in parte l'impianto 

principale, che deve comunque essere efficiente.

Gli impianti antincendio a pioggia e con idrante devono poter essere attivati 

indipendentemente uno dall'altro sia dall'interno che dall'esterno della camera 

iperbarica

7.3.3.4 All'interno dei locali della camera iperbarica dovrà essere previsto un 

numero di ugelli tale da poter coprire tutta la superficie in pianta (superficie 

calpestabile) della camera iperbarica con una portata di acqua non inferiore a 

50 l/m2min. La portata d'acqua massima deve essere erogata per un minuto.

Il sistema antincendio di erogazione dell'acqua deve contenere, oltre alla 

quantità necessaria per le modalità di intervento descritte, una ulteriore 

quantità d'acqua per eventuali successive necessità per combustioni residue o 

ritorni di fiamma (*).

 

 

Nota: è consigliabile avere una ulteriore quantità d'acqua sufficiente per poter 

continuare ad erogarne la portata di 50 l/m2min per almeno altri 4 minuti. Tale 

quantità d'acqua può essere contenuta nel serbatoio d'acqua pressurizzato o in 

una vasca aperta con compressore idoneo.

7.3.3.5 Il serbatoio deve essere pressurizzato con aria compressa proveniente 

da una fonte autonoma ed indipendente dalla rete aria compressa della camera 

iperbarica, e tale da mantenerne la pressione sufficientemente elevata al 

variare della quantità d'acqua nel serbatoio. Per gli impianti già esistenti e 

non modificabili l'acqua può essere inviata agli spruzzatori ed agli idranti 

anche tramite una pompa di adeguata portata che pesca in una vasca aperta.

In questo caso la linea elettrica di alimentazione della pompa deve essere 

autonoma ed indipendente dalla rete generale.

Tutti gli impianti di rilevazione e spegnimento devono rispondere agli standard 

della norma "UNI-VV.F.".

7.3.3.6 Sul quadro di controllo devono essere indicati la pressione ed il 

livello dell'acqua nel serbatoio antincendio; questi indicatori dovrebbero 

essere inoltre dotati di spie di autodiagnosi per segnalare il loro eventuale 

stato di inefficienza.

7.3.3.7 Lo scarico di emergenza dell'aria per diminuire la pressione della 

camera deve essere posizionato ad un livello tale che l'acqua che si accumula 

sul fondo non lo ostruisca, riducendo la velocità dello scarico di emergenza. 

Deve comunque essere previsto uno scarico per l'acqua stagnante.

7.3.3.8 Quando viene attivato il sistema di allarme tutte le linee elettriche 

eventualmente presenti nella camera iperbarica devono essere disattivate e 

devono entrare automaticamente in funzione le luci di emergenza e le 

comunicazioni di emergenza.

 

8 - REGISTRI PER LA CONDUZIONE DELLE CAMERE IPERBARICHE

Le camere iperbariche devono essere dotate di registri su cui vanno annotate 

sistematicamente le omologazioni, i controlli degli enti ispettivi, i parametri 

delle terapie effettuate, i controlli e le manutenzioni degli impianti, gli 

interventi straordinari ed ogni tipo di evento che può compromettere la 

sicurezza dei pazienti e del personale.

 

9 - GESTIONE DEL MAGAZZINO

Ai fini della sicurezza il magazzino deve contenere una scorta sufficiente di 

prodotti e componenti per poter sostituire o integrare componenti e prodotti 

usurati, malfunzionanti, consumati, fuori uso.

Per ogni prodotto o componente necessario deve essere fissato il quantitativo 

minimo che deve risultare sempre presente in magazzino.

Particolare cura deve essere posta nella custodia e nel controllo periodico 

della efficienza degli eventuali analizzatori dell'ossigeno facenti parte 

dell'impianto e di quelli giacenti in magazzino nonché dei rilevatori di fiamma 

da utilizzare nel sistema antincendio.

 

10 - MANUTENZIONI

Le misure di sicurezza indicate nel presente capitolo riguardano la manutenzione 

ordinaria e straordinaria dei sistemi ed impianti richiamati nel capitolo 7.

10.1 Le procedure di manutenzione devono innanzitutto tener conto di quanto 

prescritto nelle istruzioni per l'uso dell'impianto rilasciate dal costruttore.

10.2 Le procedure di manutenzione devono essere messe per iscritto per ciascun 

sistema a cura e responsabilità del datore di lavoro; esse devono prevedere 

l'intervallo di tempo massimo fra un intervento di manutenzione ed il successivo 

e/o l'eventuale ripetizione dopo ciascun trattamento terapeutico in camera 

iperbarica; esse devono anche individuare le persone addette alla manutenzione, 

e operazioni ed i controlli da effettuare, i protocolli da redigere e le 

istruzioni da seguire in caso di una verifica negativa per qualche componente 

del sistema.

10.3 Le procedure devono anche prevedere in quali casi deve essere effettuata 

una manutenzione straordinaria prima di un successivo trattamento in camera 

iperbarica.

10.4 Particolare attenzione deve essere posta nella organizzazione della 

taratura periodica e nel controllo dell'efficienza degli strumenti utilizzati per 

la regolazione, il controllo e la sicurezza dell'intero sistema.

 

11 - GESTIONE DEI PAZIENTI

La gestione dei pazienti consiste nell'effettuare e verificare tutte quelle 

procedure di prevenzione relative ai rischi connessi alla terapia iperbarica che 

riguardano i pazienti.

11.1 L'introduzione dei pazienti nella camera iperbarica prima di ogni 

trattamento terapeutico deve avvenire mediante una procedura di controllo dei 

singoli pazienti.

Tale procedura, preventivamente stabilita, deve essere attuata e documentata per 

iscritto dall'incaricato alla sorveglianza dei pazienti. A tale procedura deve 

sottostare anche il medico o l'infermiere professionale che eventualmente 

accompagna i pazienti nella camera.

11.2 I pazienti ed il personale sanitario di assistenza che vengono introdotti 

nella camera iperbarica non devono avere sul proprio corpo prodotti contenenti 

sostanze volatili infiammabili (creme, unguenti, disinfettanti, lacche, grassi, 

olii, rossetti, smalti, ecc.), né cose facilmente combustibili.

11.3 L'accesso alla camera iperbarica e consentito unicamente ai pazienti che 

indossano solamente una tuta fornita dal Centro iperbarico, oppure indumenti 

realizzati con cotone al 100% e controllati dal responsabile medico della 

camera. I pazienti devo no entrare senza calzari oppure con calzari forniti dal 

Centro iperbarico.

I pazienti devono poter liberarsi da cariche elettrostatiche mediante punti di 

connessione alla struttura metallica della camera.

Deve essere richiesta apposita autorizzazione al responsabile medico della 

camera per introdurre in essa oggetti come protesi, guanti, bastoni, sedie, 

scarpe, bende, liquidi, involucri, grassi, olii, cibo, bevande, oggetti 

personali nonché dispositivi medici, apparecchi medicali ed elettromedicali non 

rispondenti a quanto indicato al paragrafo 7.1.6.

Eventualmente i pazienti possono essere assoggettati a controllo mediante 

"metal-ddetector".

11.4 I pazienti che devono subire il trattamento terapeutico devono essere 

informati sulle procedure e sui pericoli ad esso connessi, essere edotti sui 

comportamenti da tenere all'interno della camera nei casi di emergenza e devono 

conoscere i rischi presenti nella camera stessa. Essi devono poter esprimere il 

cosiddetto "consenso informato" per iscritto e per ogni ciclo terapeutico. Anche 

i medici non esperti che devono entrare nella camera iperbarica dovranno essere 

adeguatamente informati.

I parenti e/o i legali rappresentanti dei malati non in grado di esprimere il 

citato consenso devono essere informati sulla terapia e sui rischi sulle norme 

di vestiario, sul divieto di introduzione di oggetti; essi devono poter 

esprimere il "consenso informato" in luogo del malato da loro rappresentato.

11.5 - Procedure di controllo

11.5.1 - PROCEDURE PRELIMINARI AL TRATTAMENTO

11.5.1.1 Visita medica di idoneità. Consiste nella visita specialistica di 

medicina iperbarica che deve valutare l'idoneità psico-fisica del paziente al 

trattamento iperbarico.

11.5.1.2 Compilazione della cartella clinica. Il Centro iperbarico dovrà 

utilizzare una cartella clinica specificamente indirizzata verso le 

problematiche della medicina subacquea ed iperbarica. La cartella dovrà 

contenere i dati anagrafici, l'anamnesi familiare, patologica remota e prossima, 

l'esame obiettivo, copia dei referti degli esami ematochimici e delle indagini 

strumentali, l'elenco delle altre terapie in atto. Ciò allo scopo di consentire 

l'individuazione delle patologie che controindicano in modo assoluto o relativo 

il trattamento iperbarico. E' competenza del responsabile medico del Centro 

iperbarico valutare l'opportunità del trattamento iperbarico rispetto ai 

potenziali danni connessi alle eventuali controindicazioni in atto o alla 

presenza di parametri alterati a causa della patologia di base del paziente (per 

esempio iperglicemia in diabetico). La decisione finale andrà riportata in 

cartella con la motivazione e la precisazione delle eventuali misure 

preacauzionali assunte.

La cartella clinica deve altresì riportare lo schema delle terapie iperbariche 

già effettuate, una copia del consenso informato, il diario clinico con la 

documentazione delle eventuali medicazioni eseguite su lesioni trofiche e la 

eventuale documentazione fotografica.

Per quanto riguarda le controindicazioni all'ossigenoterapia iperbarica, si 

rimanda alla dottrina vigente.

11.5.1.3 Consenso informato. Il centro iperbarico dovrà essere munito di un 

modulo per il consenso informato alla terapia iperbarica che dovrà essere fatto 

firmare dal paziente dopo che il medico lo avrà commentato con lo stesso. In 

questa occasione il medico dovrà spiegare tutti i rischi connessi alla terapia, 

dovrà spiegare al paziente che per accedere in camera iperbarica è 

indispensabile essere vestiti con indumenti di cotone e che è assolutamente 

vietato l'uso di cosmetici o di qualsiasi prodotto applicato sulla cute o sui 

capelli al di fuori di quelli prescritti dalla struttura, che dovrà indossare 

speciali calzari forniti dalla struttura. Il medico dovrà controfirmare in calce 

il modulo.

11.5.1.3.1 Il consenso informato dovrà contenere:

- l'obiettivo del trattamento;

- la procedura terapeutica che si intende utilizzare;

- il rischio potenziale di un barotrauma;

- un elenco dei principali oggetti e sostanze vietate;

- i possibili altri effetti collaterali della terapia iperbarica;

- la raccomandazione di informare il personale sanitario di assistenza di 

qualsiasi inconveniente che si dovesse verificare prima, durante e dopo il 

trattamento;

- il vestiario consentito e l'avvertenza che il paziente potrà essere obbligato 

ad indossare vestiti forniti dalla struttura.

11.5.2 - PROCEDURE RELATIVE AL TRATTAMENTO

11.5.2.1 Ogni centro iperbarico deve predisporre procedure scritte da fornire 

al paziente riguardanti i seguenti punti:

- comportamento in caso di principio di incendio in camera iperbarica o di 

altre situazioni di pericolo;

- adattamento dei sistemi individuali di respirazione e di erogazione 

dell'ossigeno;

- fase di compressione;

- durante la fase di permanenza in terapia:

- passaggio da aria ad ossigeno e viceversa;

- comunicazioni con il personale;

- fase di decompressione.

11.5.2.2 Ogni centro iperbarico deve predisporre procedure scritte relative ai 

controlli da effettuare sui pazienti per evitare l'introduzione di oggetti o 

sostanze pericolose prima dell'ingresso in camera iperbarica.

 

12 - MONITORAGGIO CLINICO DEI PAZIENTI

Nel presente capitolo sono indicati e descritti i monitoraggi e le attrezzature 

per il controllo sanitario dei pazienti all'interno della camera iperbarica.

12.1 Attrezzature e monitoraggio indispensabili:

- un kit di rianimazione manuale (cannule, maschere, ecc.);

- un elettrocardiografo;

- un sistema di misurazione della pressione arteriosa non invasivo;

- un sistema di aspirazione interno alla camera iperbarica;

- un sistema di aspirazione esterno alla camera iperbarica;

- un carrello per emergenza.

12.2 Attrezzature e monitoraggio raccomandabili:

- un sistema di analisi per ossimetria transcutanea;

- un respiratore volumetrico-pressometrico idoneo all'iperbarismo;

- un defibrillatore;

- un elettroencefalografo;

- un controllo FiO2 per ogni "posto-paziente";

- un sistema infusionale meccanico (pompa siringa);

- un sistema di misurazione della pressione invasivo disponibile (*);

- una pompa volumetrica disponibile (*);

- un apparecchio per emogasanalisi con CO-Ossimetro disponibile (*);

- ulteriori penetrazioni disponibili per ulteriore specifica monitorizzazione.

 

(*) Nota: per "disponibile" deve intendersi una apparecchiatura anche non 

presente in reparto, ma prontamente utilizzabile quando necessario.

 

13 - PERSONALE DI ASSISTENZA DURANTE UNA TERAPIA IPERBARICA

13.1 Ogni centro iperbarico deve ottemperare a quanto previsto dal decreto 

legislaivo 19 settembre 1994, n. 626.

Il personale tecnico addetto alla conduzione della camera e dei suoi impianti 

alla manutenzione ed agli interventi di sicurezza, deve ricevere per tutte le 

attività una formazione sufficiente ed adeguata a cura del datore di lavoro 

secondo quanto previsto dall'art. 22 del decreto legislativo 19 settembre 1994, 

n. 626; inoltre la formazione del personale sanitario deve essere idonea per la 

conduzione di impianti ad alto rischio potenziale. Tutto il personale del Centro 

iperbarico deve poter frequentare almeno un corso sulle tecniche antincendio.

Il personale tecnico medico ed infermieristico deve inoltre essere in idonee 

condizioni psicofisiche, da controllare periodicamente, in accordo alle 

disposizioni delle leggi vigenti.

13.2 Durante l'effettuazione di una terapia nella struttura iperbarica devono 

essere presenti almeno:

- un responsabile medico;

- un operatore tecnico;

- personale sanitario di assistenza.

Per ogni camera iperbarica contemporaneamente funzionante nello stesso locale, 

sono necessari almeno un ulteriore operatore tecnico ed un ulteriore assistente 

sanitario.

13.3 - Responsabile medico

Il responsabile medico deve avere una comprovata conoscenza ed esperienza nella 

diagnosi e nel trattamento delle patologie trattate con l'ossigeno iperbarico.

Il responsabile medico deve essere un esperto sia nel settore della medicina 

subacquea che di quella iperbarica, allo scopo di poter assistere in maniera 

adeguata i pazienti.

Egli deve nominare un medico qualificato che possa sostituirlo in caso di 

assenza. In ogni caso quando viene effettuato un trattamento iperbarico deve 

sempre essere disponibile, nel centro iperbarico, il responsabile medico o un 

medico qualificato.

Il responsabile medico deve assicurarsi che le procedure stabilite vengano 

rispettate; tutte le attività del centro iperbarico siano presidiate; la 

sicurezza, qualità ed appropriatezza della terapia iperbarica siano 

continuamente controllate e che come conseguenza del verificarsi di anomalie 

vengano adottati immediatamente gli opportuni provvedimenti.

Il personale medico che collabora con il centro iperbarico per l'assistenza ai 

pazienti dentro ed all'esterno della camera iperbarica, deve avere un'adeguata 

formazione sulle problematiche della medicina subacquea ed iperbarica e sulle 

procedure relative alle manovre da effettuare all'interno di una camera, deve 

inoltre possedere adeguate conoscenze nel campo BLS (Basic life support).

Nota: attualmente in Italia l'incarico di responsabile medico di un centro 

iperbarico è ricoperto da medici in possesso di specializzazioni quali:

- anestesia e rianimazione ad indirizzo iperbarico;

- anestesia e rianimazione con esperienza in terapia iperbarica;

- medicina del nuoto e delle attività subacquee con esperienza in medicina 

iperbarica;

- medicina del lavoro con esperienza in medicina iperbarica;

- fisiopatologia del lavoro subacqueo con esperienza in medicina iperbarica, 

proveniente dalla marina militare.

Attualmente viene considerato "medico esperto" il sanitario con almeno 3 anni di 

documentata esperienza specifica in idonea struttura iperbarica civile o 

militare.

13.4 - Operatore tecnico

L'operatore tecnico ha il compito di supervisionare e controllare tutte le 

operazioni che vengono eseguite durante un trattamento iperbarico; egli è il 

responsabile della conduzione e del buon funzionamento di tutto l'impianto 

iperbarico: camera iperbarica e tutti i sistemi connessi.

L'operatore tecnico è tenuto a segnalare tempestivamente al responsabile medico 

tutte le disfunzioni che si dovessero manifestare, ed ha la responsabilità di 

mantenere aggiornato il registro delle anomalie e delle manutenzioni.

Tutto il personale tecnico deve operare sotto la direzione del responsabile 

medico.

13.5 - Personale sanitario di assistenza

Il personale sanitario d'assistenza può essere costituito da infermieri 

professionali e medici.

Gli infermieri professionali ed i medici che collaborano con il centro 

iperbarico devono avere conoscenza delle tecniche di assistenza intensiva, 

apposita formazione sull'assistenza sanitaria ad un paziente trattato in 

ambiente iperbarico, e conoscenza delle procedure relative alle manovre da 

effettuare all'interno di una camera iperbarica.

13.6 Il personale di cui al paragrafo 13.5 deve essere presente all'interno 

della camera, insieme ai pazienti, nei seguenti casi:

1) quando si tratta un paziente in gravi condizioni;

2) quando un paziente deve mantenere terapia infusionale;

3) quando un paziente ha meno di 14 anni o richiede espressamente la presenza 

del personale;

4) quando un paziente deve essere monitorato in continuo;

5) quando la terapia viene eseguita a pressioni superiori a 2.5 atmosfere 

assolute;

6) quando un paziente effettua il primo trattamento (sino al raggiungimento 

della pressione di terapia);

7) quando i pazienti sono più di 6;

8) quando un paziente è in una delle seguenti situazioni cliniche:

8.1) claustrofobia;

8.2) psicosi e stati d'ansia;

8.3) sindrome comiziale e/o alterazioni EEG;

8.4) difficoltà di compensazione (sino al raggiungimento della pressione di 

terapia);

8.5) BPCO o asma conclamato o grave enfisema;

8.6) rischio cardiovascolare attuale;

8.7) diabete scompensato;

8.8) menomazioni motorie e sensoriali gravi.

Nei casi di cui ai punti 1. e 4. il personale deve essere medico.

13.7 Il personale addetto deve essere in ogni momento in grado di entrare nella 

camera nel tempo più breve possibile secondo le procedure d'emergenza tecnica o 

medica o le necessità del caso.

Nel caso di pazienti in condizioni critiche deve essere garantita la presenza di 

un anestesista rianimatore all'esterno della camera iperbarica che fornisca 

supporto al medico che opera all'interno. Il medico anestesista deve essere 

disponibile ad entrare in camera iperbarica. Per i casi non previsti sarà a 

discrezione del responsabile medico l'organizzazione degli ingressi di personale 

sanitario di assistenza all'interno della camera iperbarica.

Almeno un medico dovrà essere comunque presente durante la presenza di pazienti 

all'interno della struttura.

 

14 - PROCEDURE DI EMERGENZA E PROCEDURE D'IMPIEGO

14.1 E' necessario che ogni centro che utilizzi camere iperbariche per uso 

terapeutico abbia delle procedure di emergenza per possibili avarie o incidenti.

Tali procedure d'emergenza devono essere dettagliate e devono essere oggetto di 

esercitazioni opportune.

In particolare un protocollo scritto è necessario per le seguenti procedure di 

emergenza:

- perdita della fonte principale d'aria;

- perdita della fonte principale d'ossigeno;

- rapido incremento della pressione all'interno della camera;

- rapida riduzione della pressione all'interno della camera;

- incendio all'interno della camera;

- incendio nei locali adibiti al funzionamento della camera;

- perdita del sistema d'estrazione dell'aria dalla camera;

- perdita del sistema d'estrazione di ossigeno dalla camera;

- inquinamento della fonte d'aria;

- aumento della percentuale di ossigeno nell'aria all'interno della camera;

- interruzione delle comunicazioni;

- black-out dell'energia elettrica;

- avaria o danneggiamento del sistema antincendio;

- avaria del sistema d'apertura del portello della camera iperbarica;

- pronti interventi che si rendessero necessari su pazienti durante il 

trattamento iperbarico;

- avaria al quadro di controllo della camera iperbarica.

I protocolli delle procedure di emergenza possono essere variati ed aggiornati 

nel tempo in funzione dell'esperienza acquisita a riguardo e del progresso 

tecnologico.

14.2 Le procedure d'impiego devono prevedere tutti i controlli preliminari 

dell'impianto, le modalità di messa in pressione, il mantenimento del livello di 

pressione, l'abbassamento della pressione, la registrazione delle varie fasi su 

apposito registro. Devono essere previsti:

- la scala gerarchica delle responsabilità e delle relative competenze;

- le scadenze delle verifiche periodiche;

- le manutenzioni;

- gli eventi straordinari.

14.3 Le procedure di gestione, di controllo, di manutenzione e di emergenza, 

insieme con le procedure di igiene, di approvvigionamento, di stoccaggio, devono 

essere contenute nel manuale di qualità del sistema qualità del centro 

iperbarico che deve essere certificato in accordo alle norme UNI EN ISO 9001 da 

un organismo di certificazione accreditato.

 

PROTOCOLLI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI PER L'USO DELL'OSSIGENO TERAPIA IPERBARICA 

(OTI)

Introduzione

Nel dicembre 1997 il consiglio superiore di sanità esprimeva un parere in merito 

alle applicazioni cliniche dell'ossigenoterapia iperbarica (OTI).

Nel parere si riconoscevano come uniche indicazioni ragionevolmente certe per 

l'OTI l'intossicazione da monossido di carbonio, l'embolia gassosa e la malattia 

da decompressione.

Si suggeriva nel contempo l'opportunità di elaborare specifici protocolli 

clinici controllati o di ricerca mirati a valutare l'efficacia dell'OTI nella 

gangrena gassosa da germi anaerobi; nelle lesioni radionecrotiche 

(osteoradionecrosi e radionecrosi dei tessuti molli); nell'ischemia traumatica 

acuta (crush injury); nell'osteomielite refrattaria cronica; negli innesti 

cutanei e lembi muscolo-cutanei a vascolarizzazione compromessa.

In ottemperanza a quanto espresso in parere si costituiva un gruppo di studio ad 

hoc, con l'incarico di elaborare le indicazioni necessarie per l'impiego 

dell'OTI nelle patologie indicate, in modo da poter costituire un'applicazione 

della terapia riconosciuta sperimentalmente dal servizio sanitario nazionale.

Nel contesto di questo documento, il termine "sperimentazione" non si riferisce 

alla conduzione di studi clinici finalizzati a valutare l'efficacia dell'OTI, ma 

piuttosto all'ammissione al rimborso da parte del servizio sanitario nazionale 

delle prestazioni erogate nei pazienti con le patologie d'interesse, a patto che 

queste ultime siano fornite nell'ambito dei protocolli qui definiti, consentendo 

quindi la raccolta sistematica di informazioni sulla tipologia dei pazienti 

trattati e delle procedure diagnostico-terapeutiche messe in atto nei centri 

OTI.

Questo atteggiamento si configura come "sperimentale" nel senso che verrà 

adottato per un periodo di tempo predefinito (due anni), al termine del quale i 

dati raccolti verranno elaborati al fine di valutare, oltre ai dati di carattere 

epidemiologico generale, anche la qualità delle prestazioni erogate dai singoli 

centri e l'impatto avuto dall'OTI nelle categorie di pazienti considerate.

Il documento elaborato dal gruppo di studio ad hoc e qui presentato:

- indica le modalità con le quali il paziente può venir riferito ai centri OTI;

- sottolinea l'importanza delle terapie primarie cui l'OTI si associa.Si 

riconosce che l'OTI costituisce di regola una terapia coadiuvante e di supporto, 

che nella maggior parte delle patologie indicate certamente non può ottenere 

risultati utili se non nel quadro di un adeguato approccio multidisciplinare;

- indica i criteri diagnostici necessari alla classificazione a scopo 

statistico delle patologie trattate.Il gruppo di studio sottolinea come le 

classificazioni ed i criteri diagnostici proposti, lo siano al solo fine di 

uniformità nella gestione e valutazione dei dati;

- indica i criteri per la valutazione di gravità della patologia al momento del 

primo trattamento, e quelli per valutarne l'evoluzione;

- indica il numero massimo di trattamenti iperbarici ammessi per ciascuna 

patologia.Il gruppo di studio non esclude che trattamenti oltre il numero 

indicato possano in casi specifici risultare clinicamente opportuni, ma intende 

tuttavia specificare un numero massimo di trattamenti (dose massima) 

utilizzabile nell'ambito del protocollo in sperimentazione;

- indica i requisiti minimi ritenuti necessari perché un centro OTI possa 

partecipare all'applicazione sperimentale dei protocolli, con particolare 

riguardo agli aspetti di sicurezza della gestione clinica e della qualità della 

organizzazione.

Il gruppo di studio indica la necessità di una scheda statistica di rilevazione 

per ogni paziente trattato, che i centri partecipanti provvederanno a compilare 

e a far pervenire al coordinamento centrale.Il documento indica fra l'altro 

quali dati siano ritenuti essenziali a questo fine.

Questo gruppo di studio infine, pur riconoscendo la difficoltà di realizzazione 

del progetto, si propone di pianificare una sperimentazione clinica relativa 

all'osteomielite refrattaria non più suscettibile di ulteriore trattamento 

chirurgico (classe C della classificazione di Cierny-Mader).

Ammissibilità del paziente al protocollo di sperimentazione

Il paziente giunge al centro OTI con una proposta di terapia contenente le 

indicazioni al trattamento.

(N.B.: è richiesta l'identificazione nominativa del medico proponente e della 

struttura sanitaria di appartenenza nella scheda statistica e nella cartella 

clinica).

Il centro OTI deve provvedere a sottoporre il paziente a visita specialistica da 

parte di un medico esperto in OTI. La visita deve fra l'altro:

- verificare l'idoneità del paziente ad essere sottoposto ad OTI, confermarne 

l'indicazione valutando la presenza di possibili controindicazioni assolute o 

relative;

- acquisire, in ambito multidisciplinare, le informazioni necessarie alla 

valutazione clinica del paziente ed alla compilazione della relativa scheda 

statistica;

- verificare la disponibilità del paziente a formulare un adeguato consenso 

informato al trattamento.

Il centro OTI deve provvedere ad aprire, compilare e conservare una cartella 

clinica per ogni singolo paziente, nella quale siano riportate fra l'altro:

- l'identificazione del medico e della struttura sanitaria proponente 

l'indicazione;

- il risultato e le osservazioni della prima visita;

- il programma terapeutico;

- l'evoluzione clinica ed il comportamento clinico del paziente nel corso di 

ogni singolo trattamento, così come ogni osservazione clinicamente rilevante;

- la documentazione obiettiva dell'evoluzione della patologia trattata, anche 

mediante fotografia ed interpretazione della stessa ove indicato;

- il bilancio a fine OTI sull'evoluzione della patologia.

E' compito del medico del centro OTI ottenere dal medico referente chiare 

indicazioni scritte sulle terapie concomitanti messe in atto contemporaneamente 

all'OTI.

Tale documentazione sarà acclusa in cartella clinica.

E' compito etico del medico OTI valutare anche la congruità delle terapie 

associate all'OTI, e farsene parte diligente insieme al centro di riferimento, 

evidenziando così la multidisciplinarietà dell'approccio terapeutico. Il team 

medico potrà decidere che, in assenza della possibilità di esecuzione di 

un'adeguata terapia concomitante ritenuta essenziale per il risultato 

terapeutico, il paziente non possa ragionevolmente beneficiare dell'OTI, e 

quindi possa non essere ammesso al protocollo sperimentale.

Patologie sottoponibili a trattamento secondo il protocollo sperimentale OTI

Il documento non intende rappresentare lo stato dell'arte sulla diagnosi o 

terapia delle patologie trattate. Esso intende soltanto definire quali 

informazioni debbano necessariamente essere raccolte e trasmesse dal centro OTI 

al coordinamento nazionale ai fini di una valutazione statistica sugli effetti e 

la numerosità del trattamento.

Non si intende quindi impedire che i centri OTI seguano a fini clinici criteri 

di classificazione o di valutazione della gravità diversi da quelli previsti, ma 

si richiede tuttavia che raccolgano le informazioni necessarie ed operino ai 

fini statistici l'inquadramento diagnostico e valutativo indicato.

 

INFEZIONI NECROSANTI PROGRESSIVE (INP)

Definizione

Il gruppo di studio ha ritenuto di estendere la definizione di gangrena gassosa 

da germi anaerobi, e di allargare le indicazioni al gruppo di patologie definite 

come infezioni necrosanti progressive (INP)1,2.

Si intendono per infezioni necrosanti progressive un gruppo di quadri clinici ad 

eziologia e patologia complessa che evolvono nell'infiammazione e necrosi della 

cute, del sottocutaneo, della fascia e del muscolo, a seconda del tipo, 

specifico. La patologia è spesso associata a compromissione settica sistemica.

La classificazione proposta è la seguente2,3,4:

Valutazione all'ingresso (1° trattamento)

- WBC-T°-FC-PA;

- tampone per monitoraggio microbiologico;

- valutazione della lesione:

- fotografia (iconografia nella cartella clinica) con interpretazione;

- descrizione della lesione:

- estensione e sede (lunghezza, in cm, dei due diametri principali);

- colore;

- odore;

- percentuale di granulazione (cute, muscolo).

Terapie associate richieste (indicare)

1) terapia antibiotica mirata;

2) sbrisbrigliamento chirurgico (prima della terapia iperbarica);

3) medicazione almeno 2 volte al giorno;

4) terapia sistemica di supporto quando necessaria.

Valutazione dell'efficacia

- WBC-T°-FC-PA ogni giorno;

- tampone per monitoraggio microbiologico ogni terzo giorno (1 giorno si e 2 

giorni no);

- valutazione della lesione ogni giorno per i primi 7 giorni quindi ogni 3 

giorni:

- fotografia (iconografia nella documentazione) con interpretazione;

- descrizione della lesione:

- estensione;

- colore;

- odore;

- percentuale di granulazione (cute, muscolo).

Schema di trattamento OTI

DIAGNOSI | N. max | trattamenti 

GBP sinergica 30 

Cellulite crepitante 30 

Fofournier 30 

FN 30 

Minecrosi clostridica 30 

Minecrosi non clostridica 30 

 

OSTEOMIELITE CRONICA REFRATTARIA

Definizione

Stato di lesione osteomielitica persistente dopo almeno 6 settimane di 

trattamento antibiotico mirato e dopo almeno un trattamento chirurgico di 

pulizia della lesione.

Criteri e mezzi diagnostici

1) radiogramma della lesione;

2) scintigrafia con leucociti marcati;

oppure RMN con mezzo di contrasto;

3) coltura delle secrezioni o del campione bioptico.

Valutazione all'ingresso (1° trattamento)

- WBC;

- valutazione di sede ed estensione della lesione ossea;

- valutazione della lesione cutanea:

- fotografia (iconografia nella documentazione): con interpretazione;

- descrizione della lesione:

- estensione;

- colore;

- percentuale di granulazione della cute.

Terapie associate

1) terapia antibiotica mirata;

2) terapia chirurgica.

Valutazione dell'efficacia

1) controllo microbiologico ogni 7 giorni per il primo mese, ogni 30 giorni per 

6 mesi;

2) controllo a 6 mesi con la diagnostica usata all'ingresso;

3) evoluzione dell'eventuale lesione cutanea.

Limitazioni al trattamento

Non sono ammesse al trattamento iperbarico le osteomieliti croniche refrattarie 

che non si trovino nelle condizioni cliniche di reclutamento ed, in specifico, 

quelle in cui non è indicato o previsto un trattamento chirurgico.

Schema di trattamento

DIAGNOSI | N. max | Osservazioni | trattamenti | 

Ostemielite cronica 40 + inter- refrattaria vento chir. + 20 

 

ISCHEMIA ACUTA TRAUMATICA

Definizione

L'ischemia acuta traumatica è la conseguenza di un trauma che compromette la 

circolazione di un'estremità.

Il gruppo di studio ritiene che siano possibili due tipi d'ingresso per questa 

patologia: o per il raggiungimento di un punteggio minimo (MESS vedi oltre)5 

oppure per il manifestarsi di una sindrome compartimentale.

Criteri e mezzi diagnostici

Mangled extremities severity score (MESS)

A - Tipologia della lesione

TIPO DI LESIONE | Punti 

Trauma a bassa energia 1 

Trauma a media energia (fratture esposte o multiple) 2 

Trauma ad elevata energia (ferite arma da fuoco) 3 

Trauma ad elevata energia con contaminazione e perdita 4 di sostanza 

B - Ischemia dell'arto

TIPO DI LESIONE | Punti 

Polso piccolo o assente ma perfusione presente 1* 

Polso assente, parestesie, diminuito riempimento capillare 2* 

Arto freddo con paralisi di moto e senso 3* 

* Il punteggio è raddoppiato se l'ischemia dura da più di 6 ore.

C - Stato di shock

TIPO DI LESIONE | Punti 

Pr pressione sistolica sempre > 90 mmHg 0 

Iptensione transitoria 1 

Iptensione persistente 2 

D - Età

CLASSI DI ETA' | Punti 

< 30 0 

30-50 1 

> 50 2 

Indicazione all'OTI7

- MESS > 7 in tutti i pazienti; 

- MESS > 6 nei pazienti con associato diabete mellito, malattie vascolari 

periferiche, collagenopatie. 

 

Gangrena batterica progressiva Fascite necrotizzante Mionecrosi 

GBP sinergica Cellulite crepitante Fournier F.N. propr. detta Clostridica 

Non clostridica 

Incubazione settimane settimane giorni giorni ore/giorni giorni 

Inizio graduale graduale/acuto acuto acuto fulminante acuto/ore 

Tossicità sistemica + ++ ++ +++ ++++ +++ 

Gas -/+ ++ + + +++ -/+ 

Muscolo non alterazioni non alterazioni non alterazioni variabile 

distruzione variabile 

Cute ulcere/gangrena 

secondaria 

 

Valutazione all'ingresso (1° trattamento)

- valutazione della lesione:

- fotografia (iconografia nella cartella clinica);

- descrizione della lesione:

- estensione e sede-strutture interessate;

- colore;

- odore;

- percentuale di granulazione (cute, muscolo);

- tampone per monitoraggio microbiologico all'ingresso (se lesione aperta).

Terapie associate

1) terapia antibiotica profilattica o mirata (se necessaria);

2) intervento chirurgico di rivascolarizzazione (prima della terapia 

iperbarica);

3) medicazione almeno 2 volte al giorno;

4) terapia sistemica di supporto quando necessaria.

Valutazione dell'efficacia

- valutazione della lesione:

- fotografia (iconografia nella documentazione);

- descrizione della lesione:

- estensione;

- colore;

- odore;

- percentuale di granulazione (cute, muscolo);

- tampone per monitoraggio microbiologico (se lesione aperta);

- amputazione/non amputazione.

Limitazioni al trattamento

Nei casi di ischemia perdurante da più di 12 ore dall'intervento chirurgico non 

viene riconosciuta indicazione al trattamento iperbarico.

Schema di trattamento

DIAGNOSI | N. max | trattamenti 

Ischemia acuta traumatica 12 

SINDROME COMPARTIMENTALE

Definizione

Situazione di ischemia conseguente ad un aumento di pressione nei tessuti di una 

loggia muscolare.

Criteri e mezzi diagnostici

A Dati clinici

1) dolore grave nel compartimento muscolare;

2) incremento del dolore allo stiramento passivo del muscolo;

3) edema intenso del compartimento;

4) presenza di neuropatia e/o encefalopatia.

B Pressione compartimentale della loggia muscolare

1) pressione > 40 mmHg in paziente senza patologie associate;

2) misurazioni successive della pressione con valori di - 35 mmHg;

3) pressione 30-40 mmHg in paziente con patologie associate;

4) pressione 20-30 mmHg in pazienti ipotesi con PA sist. < 33-50% valori 

attesi.

Indicazioni all'OTI

1) presenza di almeno 3 fattori della sezione A;

oppure

2) presenza di almeno 1 fattore della sezione B.

Valutazione all'ingresso (1° trattamento)

- valutazione della lesione:

- fotografia (iconografia nella cartella clinica);

- descrizione della lesione:

- estensione e sede;

- colore;

- tampone per monitoraggio microbiologico all'ingresso (se lesione aperta).

Terapie associate

1) terapia antibiotica mirata;

2) intervento chirurgico (prima della terapia iperbarica);

3) medicazione almeno 2 volte al giorno;

4) terapia sistemica di supporto quando necessaria.

Valutazione dell'efficacia

- valutazione della lesione:

- fotografia (iconografia nella documentazione);

- descrizione della lesione:

- estensione;

- colore;

- tampone per monitoraggio microbiologico (se lesione aperta);

- amputazione/non amputazione;

- evoluzione di encefalopatia o neuropatia.

Schema di trattamento

DIAGNOSI | N. max | trattamenti 

Sindrome compartimentale 12 

 

LESIONI RADIONECROTICHE

Definizione

Dopo terapia radiante una modesta percentuale di pazienti manifesta una 

patologia a carico dei tessuti molli o delle ossa.

I due quadri clinici più frequenti sono l'ulcera torpida senza tendenza alla 

guarigione e l'osteoradionecrosi della mandibola.

Criteri e mezzi diagnostici

Indicazioni all'OTI

1) osteoradionecrosi della mandibola;

2) ulcera radionecrotica;

3) profilassi nell'estrazione dentaria nella mandibola irradiata per la 

prevenzione dell'osteoradionecrosi6.

Valutazione all'ingresso

Osteoradionecrosi della mandibola

- scintigrafia con leucociti marcati;

oppure

- RNM con mezzo di contrasto.

Ulcera radionecrotica

- valutazione della lesione:

- fotografia (iconografia nella documentazione);

- descrizione della lesione:

- estensione;

- colore;

- percentuale di granulazione (cute, muscolo);

- tampone per monitoraggio microbiologico all'ingresso.

Valutazione di efficacia

Osteoradionecrosi della mandibola

Controllo a 6 mesi con la diagnostica usata all'ingresso.

Ulcera radionecrotica

- tampone per monitoraggio microbiologico ogni 7 giorni;

- valutazione della lesione ogni 7 giorni:

- fotografia (iconografia nella documentazione);

- descrizione della lesione:

- estensione;

- colore;

- percentuale di granulazione.

Profilassi nell'estrazione dentaria nella mandibola irradiata

Controllo a 6 mesi con RMN con mezzo di contrasto.

Schema di trattamento

DIAGNOSI | N. max | trattamenti 

Radionecrosi della mandibola 50 

Ulcera radionecrotica 30 

Estrazione dentaria 20 

 

INNESTI CUTANEI E LEMBI MUSCOLO-CUTANEI COMPROMESSI

Definizione dello stato di compromissione e mezzi di valutazione dell'efficacia

L'evoluzione clinica del lembo viene seguita con il controllo di colorito, 

riempimento capillare e temperatura ed eventualmente test di sanguinamento.

Indicazioni all'OTI

L'OTI è indicato in tutti i lembi cutanei ad esclusione del lembo libero a 

condizione che l'inizio del trattamento sia attuato al massimo dopo 36 ore 

dall'intervento e/o dall'evento ischemico.

In tutte le condizioni di basso flusso arterioso e/o di occlusione arteriosa 

l'indicazione chirurgica è primaria e l'OTI assume un ruolo di supporto 

terminato il reintervento.

Valutazione

Sopravvivenza del lembo.

Schema di trattamento

DIAGNOSI | N. max | trattamenti 

Innesti cutanei o muscolo-cutanei a rischio 8 

Requisiti dei centri iperbarici

I protocolli sperimentali possono essere applicati presso:

Centri iperbarici pubblici o privati dotati di:

1) accreditamento presso la Regione di appartenenza (ove e quando questa 

procedura sia applicabile);

2) sono comunque necessari i seguenti requisiti:

- certificazioni di legge;

- carta dei servizi (vedi oltre);

- procedure scritte di manutenzione e d'intervento;

- organico medico di medici specialisti in anestesia e rianimazione 

eventualmente integrato da altri medici esperti in OTI;

- presenza di un medico esperto in medicina iperbarica e di un'altra figura 

professionale con mansioni di conduzione tecnica per ogni camera in funzione;

- presenza all'interno della camera iperbarica, a seconda delle necessità 

cliniche, di almeno un medico o di un infermiere professionale;

- possibilità di monitoraggio e di cure intensive all'interno e all'esterno 

della C.I.;

- regolare tenuta di una cartella sanitaria individuale, con aggiornamenti 

delle condizioni cliniche del paziente e del suo programma terapeutico;

- possibilità di corrispondenza con il sanitario curante in cui venga riportata 

una schematica valutazione dei risultati ottenuti rispetto alle condizioni 

all'ingresso;

- espliciti protocolli di collaborazione con reparti specialistici in strutture 

di ricovero e cura dove effettuare gli accertamenti diagnostici, le terapie 

associate e le consulenze necessarie;

- esplicita adesione del centro alla sperimentazione secondo i protocolli 

presentati.

Carta dei servizi

Poiché per la serietà del trattamento occorre che vi sia assoluta chiarezza di 

comportamenti, ogni struttura deve produrre una carta dei servizi nella quale 

vengano indicate:

- l'ubicazione, le caratteristiche della struttura, la dipendenza dal servizio 

sanitario nazionale o la gestione privata;

- il numero delle camere, il tipo e le apparecchiature disponibili;

- l'elenco delle patologie che vengono trattate con costi a carico del servizio 

sanitario nazionale;

- le modalità di accesso alla terapia (richieste, impegnative, prenotazione, 

pagamento del ticket o pagamento dell'intera quota prevista); la presenza di 

liste di attesa ed i relativi tempi di chiamata; le condizioni in cui l'attesa 

può essere abbreviata;

- i nominativi e le qualifiche del responsabile e del personale addetto;

- l'orario dell'ambulatorio di terapia iperbarica;

- le modalità di conduzione della terapia ovvero i protocolli seguiti dal 

servizio;

- la disponibilità o meno del servizio di emergenza e l'indicazione dei tempi 

di attivazione e del personale previsto in caso di necessità urgenti;

- il numero massimo di trattamenti previsti ogni giorno ed il numero massimo di 

pazienti trattati per giorno e per anno;

- la data delle verifiche periodiche delle apparecchiature;

- le modalità di valutazione al termine della terapia ed a distanza (cartella 

clinica, iconografia);

La carta dei servizi deve essere continuamente aggiornata e disponibile ad ogni 

verifica.

 

Bibliografia

(1) Green R. J., Dafoe D. C., Raffin T. A., Necrotizing fasciitis Chest, 1996; 

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(2) Bakker D. J., van der Klej Soft tissue infections including Clostridial 

myonecrosis: diagnosis and treatment.In: Handbook on Hyperbaric Medicine Eds 

G.Oriani, A.Marroni, F.Wattel ed Sringer Berlin 1996: pp. 343-361.

(3) Ledingham I. M., Tehrani M. A. Diagnosis, clinical course and treatment of 

acute dermal gangrene Br. J.Surg. 1975; 62: 364-372.

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North. Am. 1994; 74 (3): 591-607.

(5) Johansen K., Daines M., Howey T., Helfet D., Hansen S. T. Objective 

criteria accurately predict amputation following lower extremity trauma J. 

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(6) Marx R. E., Johnson R. P., Kline S. N. Prevention of osteoradionecrosis: a 

randomized prospective clinical trial of hyperbaric oxygen versus penicillin 

JADA 1985: 111:49-54.

(7) Hyperbaric Oxygen Therapy: a Committee Report: Crush injury, compartment 

syndrome and other acute traumatic ischemia, Undersea and Hyperbaric Medical 

Society,